La piccola Mowgli: Tippi Degré

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Oggi vi voglio parlare di una storia incredibile, sicuramente molti di voi su internet in questi anni, hanno visto girare queste foto straordinarie, la capacità di una bambina di comunicare, crescere e vivere, con diversi animali della savana africana. Per chi invece non ha mai conosciuto la vita della “piccola Mowgli”, ve la presento: il suo vero nome è Tippi Degrè!

Tippi Degré, nasce in Namibia il 4 giugno 1990, figlia di una coppia di fotografi francesi, la piccola Mowgli è cresciuta lontano dalla civiltà, libera nella natura incontaminata africana, trascorrendo i suoi primi 10 anni di vita in mezzo agli animali selvatici, cresciuta con il leoncino Mufasa, Abu l’elefante suo ‘angelo custode e anche attore di film della Disney, o lo struzzo Linda, con cui correva per la savana sulla sua groppa, ma aveva per amica anche una mangusta, una zebra, un ghepardo, un coccodrillo, rane giganti e serpenti, insomma amici con cui giocava e comunicava attraverso un linguaggio fatto di sguardi e gesti, che lei fin da piccola ha sempre avvicinato senza timore, dimostrando quanto può essere straordinario il rapporto tra bambini e animali.

Il suo straordinario rapporto con gli animali selvatici, è stato documentato in migliaia di splendide foto scattate proprio dai suoi genitori. Questi animali selvaggi con cui Tippi giocava erano stati adottati dalle fattorie della Namibia fin da cuccioli: recuperati perché feriti o rimasti senza famiglia e, quindi, abituati al contatto con l’uomo.

Tippi verso i 10 anni di età, affrontò quasi un piccolo dramma… i suoi genitori avevano terminato il loro lavoro da fotografi nel continente nero, e dunque le dissero che era giunto il momento di lasciare l’Africa e tornare in occidente, a Parigi, loro città di origine. Tippi si chiuse in se stessa, non parlò con nessuno per un mese, comunicava soltanto con i suoi amici a quattro zampe.
«Ognuno di noi ha un dono. C’è chi sa scrivere, chi fotografare, come mamma e papà, chi recitare, come Abu. Io parlo con gli animali. Lo so che mi chiamano piccola Mowgli. Ma io non uso la voce. Capisco cosa i miei amici mi vogliono dire da uno sguardo, dal modo in cui muovono le piume, alzano un zampa, usano gli artigli», racconta Tippi nel libro di cui è protagonista. (Tippi: my book of Africa).
I genitori di Tippi decisero di scrivere 2 libri per raccontare tra le varie le avventure di Tippi nella savana e in Namibia: “Tippi of Africa” e “My book of Africa” che hanno reso famosa la loro bambina in tutto il mondo.

Resta comunque insolita la naturalezza di quel rapporto comunicativo tra bambina e animali basato sui gesti e sguardi che ancora oggi, a distanza di tanti anni, continua ad emozionare…

La piccola Tippi, aveva sviluppato un sistema di comunicazione basato sullo sguardo e su precisi gesti di intesa: «Parlo loro con la testa o con gli occhi – aggiunge Tippi – con il cuore o con l’anima, e vedo che mi capiscono e mi rispondono. Si muovono o mi guardano, e si potrebbe dire che ricambiano i messaggi con lo sguardo. Infatti, sono sicura di riuscire a parlare con loro. In questo modo faccio conoscenza con loro, e a volte diventiamo proprio veri amici».
Gli animali si comportano con confidenza nei suoi confronti, si lasciano toccare e giocano insieme: «Non ho mai avuto paura degli animali – racconta la ragazza che in mezzo alle bestie ha trascorso la sua infanzia – capita a volte che rimango impressionata. Ma questo è tutt’altra cosa. Si può dire che io conosca gli animali, perché ci sono nata in mezzo. Poi mamma e papà mi hanno istruita sulle bestie pericolose. Ad esempio un cobra giallo, se tu lo tocchi sei morta, al contrario di un pitone.>>

Così la piccola Tippi non aveva paura a salire in groppa all’elefante Abu, dopo un discorso fatto di silenzio e sguardi che comprendevano solamente loro. Stessa cosa con lo struzzo Linda che si prendeva cura della piccola umana come se fosse sua figlia: Linda, quasi non si muoveva quando aveva in groppa Tippi per paura di farla cadere. «Ma gli animali crescono in fretta – racconta la madre – Quando il leone Mustafa era un cucciolo, Tippi ci giocava come se fosse un gattino. Un anno dopo lui le faceva ancora le feste, ma bastava che la lisciasse con la coda per farla cadere. Così fummo costretti a separarli. Fu molto triste, ma non ero più tranquilla, anche senza volere il leone poteva ferirla».

 


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